Il progetto di rinaturalizzazione dell'ex cava di Monte Roppo

Sulle alture che dominano la vallata lessinica, il versante di Monte Roppo rappresenta da secoli un punto di riferimento per la comunità di Badia Calavena. Negli ultimi decenni questa porzione di territorio è stata profondamente segnata dall'attività estrattiva, che ha modificato il profilo naturale della montagna e lasciato cicatrici ancora visibili nel paesaggio. Oggi quel capitolo si chiude lentamente per lasciare spazio a un intervento ambizioso di recupero ambientale.

L'Amministrazione comunale, in raccordo con la Provincia di Verona e con la Regione Veneto, ha dato il via libera a un progetto di rinaturalizzazione che interessa l'intera area dell'ex cava. L'obiettivo dichiarato è trasformare un sito industriale dismesso in un ecosistema ricostruito, capace di integrarsi con il contesto forestale della Lessinia e di restituire valore naturalistico a un luogo che per anni è stato soltanto un cantiere.

L'iniziativa nasce dalla volontà di rispondere a una domanda sempre più sentita dai cittadini: quale futuro per le aree estrattive abbandonate? La risposta passa attraverso un piano articolato che prevede la messa in sicurezza dei fronti di scavo, la ricomposizione del suolo, la piantumazione di specie autoctone e la creazione di percorsi escursionistici che permetteranno di riscoprire il monte da una prospettiva nuova.

Il percorso che ha portato a questo risultato non è stato breve. Sono serviti studi geologici, analisi ambientali, confronti con le comunità montane vicine e un'attenta valutazione delle risorse disponibili. Ora che il progetto entra nella fase operativa, l'attenzione si sposta sulle modalità concrete con cui il territorio tornerà a vivere.

Le origini dell'attività estrattiva a Monte Roppo

L'attività di cava a Monte Roppo ha radici che risalgono alla prima metà del Novecento, quando la richiesta di materiali lapidei per l'edilizia locale era in costante crescita. Le cave di calcare e pietra della Lessinia hanno rappresentato per generazioni una fonte di lavoro e un pilastro dell'economia di sussistenza delle contrade veronesi. Monte Roppo, in particolare, forniva materiale destinato sia alle costruzioni civili sia alla manutenzione delle strade di montagna.

Con il passare dei decenni, l'industrializzazione edilizia e il progressivo esaurimento dei banchi più accessibili hanno reso l'attività meno redditizia. Negli anni Novanta l'estrazione è entrata in una fase di rallentamento, fino alla cessazione definitiva avvenuta nei primi anni Duemila. Da quel momento il sito è rimasto in stato di abbandono, con fronti di scavo instabili, accumuli di materiale sterile e una copertura vegetale ridotta al minimo.

Il Comune di Badia Calavena ha acquisito progressivamente le aree dismesse, consapevole che solo un intervento pubblico poteva restituire decoro e sicurezza a un'area di grande valore paesaggistico. L'iter tecnico-amministrativo è stato complesso, ma ha permesso di definire con chiarezza i confini del recupero e di avviare la progettazione esecutiva.

Le ragioni del progetto di rinaturalizzazione

Le cave abbandonate rappresentano una delle ferite più evidenti nel paesaggio della Lessinia. I fronti rocciosi lasciati scoperti, le superfici terrazzate dove la vegetazione fatica a insediarsi, i residui di lavorazione e le strutture in cemento costituiscono elementi di forte impatto visivo e, spesso, di rischio idrogeologico. La rinaturalizzazione dell'ex cava di Monte Roppo nasce proprio dalla necessità di sanare queste criticità.

Sotto il profilo ecologico, un'area estrattiva abbandonata presenta una biodiversità molto ridotta rispetto agli ambienti circostanti. Il terreno compattato, la mancanza di humus, l'esposizione agli agenti atmosferici creano condizioni ostili per le piante e per gli animali. Ripristinare la continuità con i boschi limitrofi significa ricostruire corridoi ecologici, favorire il ritorno di specie animali e ridurre la frammentazione degli habitat.

A queste motivazioni di carattere ambientale si affiancano ragioni di sicurezza. I fronti di scavo possono cedere, i materiali instabili possono rotolare a valle e gli accumuli di acqua povidana possono dar luogo a fenomeni di ruscellamento incontrollato. Un piano di sistemazione idrogeologica è parte integrante del progetto, così come la regimentazione delle acque meteoriche e la stabilizzazione dei pendii.

Gli interventi previsti dal piano di recupero

Il piano di recupero prevede una serie di azioni coordinate che interessano l'intero perimetro dell'ex cava. La prima fase riguarda la messa in sicurezza dei fronti di scavo, con la rimozione dei massi pericolanti e la realizzazione di reti paramassi nelle aree a maggiore pendenza. Parallelamente vengono consolidate le scarpate e regimati i canali di deflusso delle acque piovane.

La seconda fase è dedicata alla ricomposizione del suolo. Vengono stesi strati di terreno vegetale proveniente da altre aree, integrati con ammendanti organici per favorire lo sviluppo della microfauna. Su queste superfici si procederà quindi alla semina di miscugli di sementi autoctone e alla piantumazione di giovani esemplari di roverella, carpino, acero di monte e altre latifoglie tipiche della fascia collinare veronese.

Il progetto include anche la realizzazione di piccole opere di ingegneria naturalistica, come gradonate in legname e palificate vive, utili a stabilizzare i versanti e a creare microhabitat diversificati. Lungo il perimetro dell'area saranno infine installati pannelli informativi e una rete di sentieristica leggera, pensata per consentire la fruizione pubblica senza compromettere il processo di ricostituzione ambientale.

Fase di intervento Azioni principali Tempistica indicativa Risultato atteso
Messa in sicurezza Rimozione massi, reti paramassi, regimentazione acque 6-8 mesi Eliminazione del rischio idrogeologico
Ricomposizione del suolo Stesa terreno vegetale, ammendanti, semina 4-6 mesi Substrato fertile pronto alla piantumazione
Impianto vegetazionale Piantumazione latifoglie autoctone, sementi 8-12 mesi Copertura vegetale al 60-70%
Opere accessorie Gradonate, sentieristica, pannellistica 3-4 mesi Fruizione controllata dell'area
Monitoraggio Rilievi vegetazionali e faunistici 5 anni Verifica dell'efficacia del ripristino

Specie vegetali e habitat da ricostruire

La scelta delle specie da impiegare nella rinaturalizzazione è frutto di uno studio fitosociologico che ha analizzato i boschi naturali della Lessinia. L'obiettivo è ricostruire una comunità vegetale il più possibile somigliante a quella che esisteva prima dell'apertura della cava, privilegiando le specie climaciche della fascia collinare-submontana. Roverella, orniello, ciliegio selvatico e sorbo montano sono tra le essenze principali, affiancate da arbusti come il nocciolo, il biancospino e il corniolo.

Nel sottobosco troveranno spazio specie erbacee e bulbose tipiche dei prati aridi e dei margini boschivi, come orchidee selvatiche, salvastrella, elicriso e ginestra dei carbonai. La varietà di ambienti che si verrà a creare, con zone più aperte e zone più ombreggiate, favorirà l'insediamento di una fauna diversificata, comprendente insetti impollinatori, piccoli mammiferi e uccelli tipici del bosco misto di latifoglie.

Un aspetto centrale del progetto riguarda la creazione di habitat specifici per gli impollinatori, in linea con le strategie europee per la tutela delle api selvatiche e dei Lepidotteri. Verranno seminate fasce fiorite ai margini dei sentieri e nelle radure, con calendari di fioritura scalati nel corso della stagione vegetativa. Si tratta di un piccolo ma significativo contributo alla rete ecologica che collega le aree protette della Lessinia.

Soggetti coinvolti e fonti di finanziamento

Il progetto vede come ente attuatore il Comune di Badia Calavena, che coordina le diverse fasi operative e cura i rapporti con i soggetti coinvolti. La progettazione è stata affidata a uno studio associato di ingegneria ambientale con esperienza specifica in interventi di recupero di cave dismesse, mentre la direzione lavori è seguita da tecnici locali in raccordo con l'Ufficio Lavori Pubblici comunale.

Sul piano dei finanziamenti, l'intervento beneficia di risorse regionali destinate al recupero ambientale di siti estrattivi dismessi, integrate da un contributo della Provincia di Verona. Una quota parte dei fondi arriva inoltre dal Programma di Sviluppo Rurale, che sostiene gli interventi di ripristino della biodiversità e di valorizzazione del paesaggio rurale. Il Comune partecipare alla rendicontazione con il supporto di un gruppo di tecnici specializzati.

Un ruolo importante è svolto dalle associazioni ambientaliste locali, che hanno contribuito alla fase di ascolto e proposta e che ora seguiranno le attività di monitoraggio. Anche le scuole del territorio saranno coinvolte attraverso laboratori didattici e visite guidate, con l'obiettivo di avvicinare le nuove generazioni ai temi della sostenibilità e della cura del paesaggio.

Cronoprogramma e fasi di cantiere

I lavori prenderanno il via nella primavera del 2025 e si svilupperanno in un arco di circa quattro anni, comprensivi della fase di monitoraggio post-operam. Il primo anno sarà dedicato alla bonifica e alla messa in sicurezza, con l'allestimento del cantiere e la rimozione dei materiali di risulta. Il secondo e il terzo anno riguarderanno invece la ricomposizione del suolo e le piantumazioni.

Il quarto anno è pensato come fase di consolidamento, durante la quale si procederà a sostituire le fallanze, a irrigare nei periodi critici e a verificare l'attecchimento delle specie impiantate. Solo al termine di questo periodo si valuterà l'apertura al pubblico dell'area, inizialmente con accessi contingentati e accompagnati da guide naturalistiche formate ad hoc.

Parallelamente ai lavori sul campo, è previsto un piano di monitoraggio quinquennale che prevede rilievi annuali sulla copertura vegetale, sulla fauna presente e sulla qualità del suolo. I dati raccolti saranno pubblicati sul sito del Comune e messi a disposizione della comunità scientifica, in modo da trasformare l'intervento in un caso di studio replicabile anche in altri contesti della Lessinia.

L'impatto sul turismo e sulla vita locale

La rinaturalizzazione di Monte Roppo si inserisce in una strategia più ampia di valorizzazione del territorio di Badia Calavena, che mira a coniugare tutela ambientale e sviluppo di un turismo sostenibile e slow. Il sito, una volta completato il recupero, diventerà un nuovo polo attrattivo per escursionisti, famiglie e appassionati di natura, integrandosi con la rete di sentieri che attraversa la Lessinia.

Per chi desidera prolungare la visita nell'area, il portale del Comune raccoglie tutte le informazioni utili nella sezione dedicata a mangiare-dormire, con schede dedicate a rifugi, agriturismi e trattorie tipiche. L'obiettivo è offrire al visitatore un'esperienza completa, che unisce il contatto con la natura appena recuperata e la scoperta delle tradizioni enogastronomiche del territorio.

Le ricadute attese non riguardano soltanto il turismo. Il recupero ambientale contribuisce a rafforzare l'identità della comunità locale, restituendo ai residenti un luogo che per anni è rimasto precluso e che ora torna a far parte del patrimonio collettivo. Le feste, le escursioni e le attività culturali che si svolgeranno nell'area potranno diventare un'occasione di aggregazione e un volano per l'economia di prossimità.

Il valore più profondo di un intervento come quello dell'ex cava di Monte Roppo sta nella capacità di trasformare un segno di sfruttamento in un segno di cura. Quando il bosco avrà ripreso il suo posto e i sentieri torneranno a essere percorsi, la montagna racconterà una storia diversa, fatta di scelte responsabili e di attenzione al futuro. A Badia Calavena quel futuro è già cominciato, e i cittadini sono chiamati a custodirlo perché la rinascita del monte diventi un esempio duraturo di equilibrio tra memoria industriale e identità naturale.